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Elettronica vintage: i 10 dispositivi cult anni '80 che hanno fatto la storia dell'elettronica

Elettronica vintage: i 10 dispositivi cult anni '80 che hanno fatto la storia dell'elettronica

I nostalgici degli anni ‘80 (e chi è arrivato purtroppo agli “anta”) ricordano bene gli oggetti e soprattutto i dispositivi elettronici che hanno fatto la storia di quel periodo.

Volendo fare un tuffo nel passato, ripescando dalla soffitta alcuni di questi oggetti che avrai usato almeno una volta nella vita, ti riportiamo di seguito un elenco con i congegni elettronici vintage, oggi oggetti cult degli anni ’80 che puoi trovare su eBay a prezzi spesso anche molto alti.

 

 1. I telefoni trasparenti

Le adolescenti soprattutto ricorderanno la ribalta dei primi telefoni fissi. Un modello particolare e dal design unico era il cosiddetto telefono trasparente.

In pratica era un normale telefono fisso la cui scocca era appunto trasparente e metteva in bella vista tutto il congegno elettronico con cavi, saldature e condensatori.

2. Il walkman

Gli amanti della musica hanno cominciato a regalarsi le emozioni delle cuffiette e delle canzoni “portatili” con il walkman.

Antenato di mp3, iPod, e musica da Spotify, il Walkman funzionava a batterie, e portava la slot per le musicassette (divise in lato A e lato B) che andavano poi riavvolte una volta finiti i nastri.

Oggi i millennials lo guarderanno sorridendo, pensando al fatto che già solo il cellulare ad uso personale fa tutto questo e di più.

Ma a suo tempo, il walkman ha rivoluzionato il concetto di musica in mobilità, permettendo ai giovani di godere del piacere delle canzoni ovunque si trovassero.

3. Il grillo parlante

In pochi lo ricorderanno, ma il Grillo Parlante (originalmente detto Speak and Spell) è stato il giocattolo che ha permesso a moltissimi bambini di imparare a leggere e a scrivere in età precoce.

Si trattava in pratica di un dispositivo elettronico che insegnava l’alfabeto con vari giochi, lo si trasportava ovunque, stimolando la curiosità dei più piccoli e facendo la felicità dei genitori che benedicevano quei soldi spesi per comprarlo.

 

4. Nintendo Nes

Sempre per i più piccoli a cavallo tra gli anni 80 e gli anni 90 arriva il Nintendo NES, una consolle che proponeva i migliori giochi dell’epoca come Super Mario, il primo The Legend of Zelda, Tetris e Donkey Kong, tutti videogames ancora super famosi e che restano iconici nel mondo dei videogiochi.

Oggi le console della Nintendo si sono evolute al passo coi tempi, ma quel primo dispositivo unico nel suo genere che ha fatto la storia dei videogiochi, rimane una pietra miliare del settore.

5. Il telefono Sip

Tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80 entrano nelle case degli italiani i primi telefoni della SIP.

Se hai qualche capello bianco ricorderai sicuramente quel modello grigio a casa della nonna, prodotto dalla Società Italiana per l’Esercizio Telefonico, poi diventata Telecom Italia intorno agli anni 90.

6. La polaroid

La macchina fotografica istantanea amata da tutti fu la Polaroid. Sebbene oggi ne esistano modelli moderni, quella diffusasi oltre 30 anni fa dava delle emozioni indescrivibili, che certamente non si possono paragonare ai selfie o alle foto che scattiamo adesso.

Bella o brutta che venisse, la foto veniva stampata al momento, così com’era.

Per cui anziché dare importanza all’estetica, la polaroid era più portatrice di sentimenti e di immortalare i momenti più belli trascorsi in compagnia.

7. Il game boy

Il Game Boy era sinonimo di garanzia video ludica per i bambini degli anni 80 e 90.

Per i giovani dell’epoca, rappresentò la vera e propria rivoluzione ludica in mobilità, grazie a quei moderni giochi elettronici, funzionanti attraverso una schedina che si inseriva nel dispositivo che lo si poteva portare con sé in tasca ovunque si andasse.

Tra quelli più famosi in assoluto, il Tetris fu uno dei giochi più giocati e amati (anche perché era regalato in abbinamento alla console).

Perché si diffuse rapidamente? Perché funzionando a batteria, potevi portarlo dappertutto, e giocare comodamente ovunque ti trovassi.

8. Il TACS

Se vogliamo parlare dei primi telefoni mobili, non possiamo non citare il TACS.

Acronimo di Total Access Communication System, si parla di un sistema di comunicazione ad accesso totale, ovviamente analogico, diventato il primo dispositivo di telefonia mobile.

In Italia ebbe molto successo, in quanto andò a sostituire progressivamente la precedente rete RTMS. È rimasto in voga per quasi un decennio, o almeno fino a quando non hanno cominciato a diffondersi i primi cellulari (tipo il nokia 3330).

9. La macchina da scrivere

Scrivere a macchina negli anni ‘80 non voleva dire usare il PC (non ancora diffuso).

All’epoca infatti, era ancora in voga la macchina da scrivere, formata da un ingranaggio tale che permetteva di imprimere sul foglio i caratteri.

Le pagine bianche venivano inserite in un rullo a mano, che nella fase di battitura si spostava verso destra e andava rimesso al suo posto ogni volta che il rigo terminava.

Se non hai mai scritto a macchina, conoscerai quantomeno le gomme da cancellare tipiche di quel dispositivo, tonde e molto dure.

10. Il cercapersone

Che dire poi del cercapersone. Stiamo parlando di un dispositivo che non permetteva di effettuare chiamate, bensì di inviare messaggi.

Il suo utilizzo è durato davvero pochi anni, dal momento che con la diffusione dei primi telefoni cellulari, non fu più necessario il suo utilizzo.

Tuttavia in quei pochi anni, il cercapersone divenne indispensabile soprattutto nel contesto lavorativo.

L’apparecchio funzionava attraverso l’uso del terminale mobile di un sistema wireless che a sua volta sfruttava il servizio di paging (il termine inglese per indicare il cercapersone è "pager" o "beeper").

Dalle nostre parti, il cercapersone fu distribuito sul mercato con il termine di Teledrin, che poi gergalmente è divenuto in poco temposinonimo stesso di "cercapersone".

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L’elettronica applicata alla strumentazione di controllo industriale

L’elettronica applicata alla strumentazione di controllo industriale

Il monitoraggio è un’attività di fondamentale importanza per tutti i processi industriali, che devono essere sottoposti a una supervisione costante: è indispensabile, infatti, un controllo effettuato senza soluzione di continuità per avere la certezza che tutti i parametri rispettino con la massima precisione i valori previsti. In caso contrario, il rischio è dietro l’angolo, e non si può escludere la possibilità che si verifichino dei malfunzionamenti o comunque dei guasti. Questo è il motivo per il quale non si può prescindere dall’applicazione dell’elettronica alla strumentazione di controllo industriale: è ciò che serve per tenere ogni parametro monitorato.

A che cosa serve la strumentazione di controllo elettronica

In qualunque impianto industriale la strumentazione elettronica consente di usufruire di misurazioni precise e, in più, di mantenere entro le soglie previste valori critici. Nel caso della pressione, per esempio, c’è bisogno dei regolatori di pressione elettropneumatici, dei dispositivi che permettono di abbassare la pressione di ingresso di un impianto, in modo che il suo valore sia conforme alla pressione di uscita che si auspica. La pressione, dunque, può essere mantenuta costante con il passare del tempo, a prescindere dal verificarsi di potenziali cambiamenti di input. In genere i regolatori elettropneumatici vengono collocati in una sala controllo di cui fanno parte anche altri dispositivi di strumentazione elettronica industriale.

Tutti i benefici offerti dalla strumentazione di controllo elettronica

I vari elementi che compongono la strumentazione di controllo permettono di monitorare, di regolare e di misurare le diverse fasi che formano il processo di produzione. Si tratta di un insieme di tecnologie e di dispositivi per mezzo del quale, tra l’altro, è possibile automatizzare i processi di produzione industriale, del tutto o almeno in parte. L’obiettivo da raggiungere è quello di fare in modo che i sistemi adottino parametri equivalenti a quelli ideali, così che gli impianti possano risultare efficienti e soprattutto operare in condizioni di massima sicurezza.

Quali valori vengono controllati

Sono molteplici i valori che possono essere sottoposti a un controllo costante nel tempo: a seconda delle esigenze, si tratta del pH, del peso, della portata, della temperatura e della pressione di un liquido o dell’aria. Quando si parla di strumentazione di controllo elettronica si fa riferimento a dispositivi che possono essere digitali o analogici, e che sono in grado di trasmettere segnali digitali o elettrici caratterizzati da un valore proporzionale al valore della grandezza di comando o di misura.

I vacuostati digitali e i pressostati

Si è visto che i regolatori elettropneumatici rappresentano un esempio di strumentazione di controllo; in genere essi vengono installati su macchine automatiche destinate alla produzione industriale che possono essere destinate a molteplici settori di applicazione. Ma ci sono anche altri dispositivi che vale la pena di menzionare, tra i quali i vacuostati digitali e i pressostati. Si tratta di sensori strutturati in modo da rilevare la pressione, per poi immettere un segnale analogico, in corrente o in tensione, o digitale nel sistema. Si hanno, così, dei valori di misurazione con pressioni negative o positive nei circuiti di vari gas e fluidi. Lo scopo è non solo quello di garantire i più elevati standard di sicurezza degli impianti, ma anche di risparmiare energia. I vacuostati digitali vengono adoperati per iniziare cicli di lavoro, per alimentare l’aria compressa per i generatori di vuoto e per monitorare la presa delle ventose degli impianti.

Gli ionizzatori

Il vasto assortimento di strumenti di controllo elettronici di cui ci può essere bisogno in uno stabilimento industriale include, poi, gli ionizzatori industriali, che sono destinati a rimuovere l’elettricità statica e a eliminare la polvere, in un processo analogo a quello degli ionizzatori domestici. Questi dispositivi producono degli ioni negativi che vanno a legarsi con le particelle che si trovano nell’aria: attraverso tale meccanismo l’elettricità statica può essere rimossa. Vi si ricorre nei processi di automazione che richiedono il trasporto di componenti sensibili, come avviene per lo stampaggio della plastica e per il packaging. Inoltre, gli ionizzatori servono a rimuovere dalle superfici depositi dannosi (polvere, ma non solo): il che è fondamentale nel caso di alimentatori automatici, di pellicole da imballaggio o di prodotti da stampo.

I flussostati

Quando si ha la necessità di misurare, in una macchina o in un impianto, il valore della portata di un fluido, non si può che fare riferimento a un flussostato. Questo strumento in realtà è in grado di svolgere una grande varietà di funzioni, per esempio eseguendo conteggi sulle misure in funzione di parametri stabiliti in precedenza, oppure facendo entrare in funzione una soglia di attivazione del flusso e una soglia di disattivazione. A seconda del modello che viene utilizzato, è possibile usufruire di funzioni di regolazione, di controllo e di monitoraggio, per esempio nel settore del packaging, in ambito cosmetico, nel comparto alimentare o in campo farmaceutico. Dipende anche se bisogna misurare acqua, aria o gas.

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Quali sono gli sbocchi professionali con la laurea telematica in Ingegneria

Quali son gli sbocchi professionali con la laurea telematica in Ingegneria 

Le Università telematiche negli ultimi anni hanno assistito (e continuano ad assistere) ad una crescita graduale ma costante. Probabilmente per tutti quei vantaggi che in molti riscontrano iscrivendosi in questa tipologia di università.

In questo breve articolo ci focalizzeremo su alcuni punti fondamentali e decisivi per la scelta di una facoltà telematica.

Vedremo:

  • - se la laurea in Ingegneria erogata da un istituto telematico è valida legalmente
  • - i vantaggi dello studiare a distanza attraverso una connessione internet-
  • - gli sbocchi professionali a cui un laureato in Ingegneria può aspirare.

Università telematiche: validità della laurea

Il titolo di laurea conseguito in una qualsiasi delle università telematica ha la stessa validità di quello erogato da atenei frontali.

Vediamone le ragioni.

Sono 11 le università riconosciute dal Miur (Ministero dell’istruzione, dell’Università e della ricerca) attraverso Decreto Ministeriale. Riconoscimento avvenuto dopo aver verificato l’adeguamento delle singole università ai criteri stabiliti dal Miur stesso, in relazione a qualità di formazione per lo studio e altri requisiti.

Il Miur si è avvalso e si avvale dell’Anvur, altro organo pubblico avente il compito di monitorare periodicamente le 11 università e segnalare eventuali criticità da risolvere.
Questi organi rendono il sistema delle università online garantito affinché chi studia possa avere una formazione equiparabile se non superiore alle università tradizionali.

La laurea erogata da un’università telematica quindi dà accesso a concorsi pubblici e privati ed è spendibile anche all’estero.

Motivi per scegliere una università online

I motivi sono davvero tanti. Da quando è cambiato il modo di cercare informazioni, non più su testi enciclopedici, ma direttamente sul web, anche studiare su piattaforme di e-learning attraverso video conferenze e materiale didattico scaricabile è diventato più comune.

Il materiale messo a disposizione su queste piattaforme in streaming o on-demand è disponibile quando lo studente vuole 24/24h, lo si può rivedere centinaia di volte, fermare un video, prendere appunti e poi continuare.

Queste piattaforme mettono a disposizione anche forum e chat di discussione perché gli studenti abbiano momenti di condivisione dove possono scambiarsi suggerimenti e consigli. Anche l’interazione con i docenti è ben strutturata.

Basta avere una buona connessione e, nel momento in cui si vuole e nel luogo in cui si è, si può accedere allo studio su queste piattaforme sia attraverso pc, ma anche dispositivi mobili.

Nessuna lunga trasferta dal luogo dove viviamo all’università né l’obbligo di doversi trasferire in un’altra città per frequentare l’università con tutte le spese (principalmente di affitto e vitto) che ne conseguono.

Molti di coloro che scelgono le università telematiche sono già occupati, hanno impegni professionali e in questo modo riescono a conciliare lo studio con il resto (la famiglia, il lavoro, etc)

L’offerta formativa delle università online offre diverse tipologie di laurea in Ingegneria, sia triennale che magistrale:

  • - Ingegneria Civile e Ambientale
  • - Ingegneria Industriale
  • - Ingegneria Informatica e dell’Automazione

Molte università telematiche offrono l’opportunità durante il percorso di studio di poter partecipare a tirocini curriculari e a progetti di Erasmus+, un progetto di mobilità dello studente all’estero utilizzabile sia per lo studio che per esperienze professionali.

Non solo studio quindi, ma anche pratica.

Laurearsi in Ingegneria: quali sono gli sbocchi occupazionali?

Ribadiamo, prima di addentrarci in merito all’argomento, che la laurea erogata da un istituto telematico non ha nessuna differenza in relazione alla sua validità legale rispetto a quello erogato da un ateneo frontale.

Quindi le opportunità di lavoro sono le stesse. Molto dipenderà dal mercato del lavoro: dalla domanda di ingegneri nel momento di conseguimento della laurea.

Anche il tipo di laurea scelto in Ingegneria offrirà sbocchi professionali diversi.

Ad esempio, una laurea in Ingegneria informatica o elettronica dà conoscenze base e/o specializzate sulla progettazione e gestione di sistemi elettronici che trovano la loro espressione nel campo delle telecomunicazioni, elaborazione delle informazioni, nei sistemi biomedicali, sistemi spaziali, sistemi per l’ambiente, sistemi per l’automazione e controllo industriale.

Da questo semplice elenco si può comprendere che la domanda di laureati in Ingegneria non è in esaurimento bensì in aumento con le nuove applicazioni della tecnologia come la domotica o l’Industria 4.0.

Una laurea invece in Ingegneria Civile e Ambientale darà competenze e conoscenze per la progettazione, realizzazione e gestione di opere e sistemi di rilievo, controllo dell’ambiente e del territorio. La gestione delle materie prime, dei rifiuti; la valutazione degli impatti ambientali nella realizzazione di opere e piani.

Clicca qui per conoscere alcuni degli sbocchi professionali con una laurea in ingegneria civile, oppure qui per gli sbocchi in ingegneria industriale.

Va detto, inoltre, che i corsi di studio pianificati da queste università telematiche sono solleciti nell’adeguarsi ai cambiamenti del mercato del lavoro in modo da formare figure professionali quanto più rispondenti alle esigenze di un mercato in continua evoluzione.

Come iscriversi alle Università telematiche

Erogando a distanza i contenuti didattici, ci si può iscrivere in ogni momento durante l’anno.

Non ci sono test d’ingresso per limitare gli iscritti ma solo test di orientamento con finalità di supporto allo studente.

Anche iscriversi è molto semplice e le procedure d’immatricolazione si svolgono, molto spesso, completamente online. Realizzare i propri sogni non è mai stato più semplice.

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Cosa significa VPS e come funziona un Virtual Private Server. Vantaggi e svantaggi di un server virtuale

Cosa significa VPS e come funziona un Virtual Private Server. Vantaggi e svantaggi di un server virtuale

L'acronimo VPS (alias di Virtual Private Server) sta ad indicare una soluzione tecnologica oggi molto diffusa e impiegata soprattutto a livello aziendale per l’ottimizzazione delle funzionalità di un personal computer o di un server. Si tratta di un vero e proprio server con delle peculiarità uniche, come ad esempio il fatto di essere privato (per cui riservato al solo utente che lo attiva) e il fatto di essere virtuale.

Proprio l’essere virtuale rappresenta il fattore distintivo di un VPS, in quanto non c'è rapporto 1:1 tra VPS e server fisico, ci si basa soltanto su una simulazione dello stesso e delle sue risorse hardware. In sintesi l’impresa di hosting offre al cliente un vero e proprio server individuale unmanaged (quindi gestito al 100% dal cliente), ma virtuale. Il cliente gestirà pertanto solo una partizione dell’intero server fisico.

Come funziona il VPS? Quali i vantaggi e gli svantaggi nel suo utilizzo?

Abbiamo posto la domanda agli amici di Webhosting.it, gli esperti del settore.

Come funziona

In sostanza, il VPS può essere definito come uno strumento di condivisione di un server tra più computer indipendenti e un sistema di partizione. Un VPS si basa sull’utilizzo di un software di virtualizzazione che ripartisce lo spazio fisico disponibile e gli assegna parte delle risorse. Ne consegue che la banca dati di un sito che si appoggia su un VPS ha bisogno esclusivamente di alcune risorse garantite:

  • RAM
  • spazio su disco
  • larghezza di banda
  • CPU.

Nel VPS non esiste una condivisione di risorse con altri siti web. Questo permette agli utenti di tenere d’occhio ogni elemento poc’anzi citato e ogni funzionalità su esso caricate.
Un server virtuale VPS funziona al di là del sistema operativo che hai sul tuo PC, anche se di solito sarebbe preferibile optare per quelli più leggeri che non impegnano tutta la RAM.
Si può accedere al VPS tramite:

  • console
  • HTTP
  • SSH
  • FTP
  • telnet. 

Il riavvio può essere effettuato in maniera indipendente da ogni utente hostato su quel server. Questo funzionamento semplice, lineare ed anche economico (parlando di prezzi) ha permesso al VPS di diffondersi a macchia d’olio, anche grazie allo sviluppo dei software impiegati per il funzionamento dello stesso.

Il VPS richiede comunque una certa dimestichezza e non è certo consigliato a chi non ha mai fatto esperienza nel mondo degli hosting. Ne consegue che ci sono molti vantaggi di cui tenere conto quando si decide di appoggiarsi ad un server piuttosto che ad un altro, atteso che i VPS come prodotto dedicato rappresentano una soluzione più onerosa rispetto ad un semplice hosting condiviso, ma più economica rispetto ad un server fisico ad personam.

I vantaggi di utilizzare un Virtual Private Server o VPS

Non ci è voluto tanto per vedere i VPS decollare. Le aziende hanno deciso di convertirsi a questo servizio, a causa dei cambiamenti nelle tecnologie di virtualizzazione.
Questo progresso ha portato ad un mutamento delle necessità aziendali e ad un conseguente aumento della funzionalità e prestazioni dei VPS messi a servizio degli utenti.

Scegliendo un Virtual Private Server come hosting, potrai beneficiare di una serie di vantaggi:

  • ad esempio con un VPS avrai un servizio molto più stabile rispetto ad un servizio hosting medio basso;
  • al contempo potrai godere di un controllo maggiore di tutti gli aspetti concernenti il tuo sito (e non fa di certo la differenza se utilizzi Wordpress, Joomla o PrestaShop);
  • vedrai al contempo una progressiva ottimizzazione delle risorse con conseguente ambiente di lavoro più performante; 
  • I server VPS dimostrano anche una maggiore efficienza, dal punto di vista energetico in quanto si risparmia l’energia che dovrebbe alimentare altrimenti un ipotetico server fisico;
  • grazie poi alla facile scalabilità del server VPS, vedrai i tuoi siti aggiornarsi di continuo, miglioreranno da ogni punto di vista, ma soprattutto in termini di risposta, memoria velocità e spazio fisico;
  • la presenza di software web-based, quindi con interfaccia su browser, ne consentono una totale configurazione con l'ausilio di una connessione internet.

 

Gli Svantaggi dei Virtual Private Server o VPS

La scelta di un hosting per il proprio sito web è sempre un dilemma. Tra hosting condivisi, cloud, VPS e server dedicati, i fattori da considerare per una scelta giusta e confacente alle proprie esigenze, sono tantissimi.

Pur essendo molti, come abbiamo visto, i vantaggi di un VPS, non mancano di certo gli svantaggi del Virtual Private Server:

  • innanzitutto non possiamo non tener conto della componente tecnico/economica, trattandosi comunque di un servizio particolare che richiede quindi una spesa maggiore rispetto ad un comune hosting condiviso;
  • tieni conto poi che, se dovessi chiedere all’azienda fornitrice dei servizi di assistenza ulteriori rispetto a quelli forniti di default, il costo mensile per l’uso del VPS lieviterebbe ancora di più. Qualunque plus rispetto al pacchetto base richiede un maggiore costo, ma ne va sicuramente della tua sicurezza;
  • inoltre, anche se nella maggior parte dei casi un VPS offre un’elevata disponibilità, le risorse dei VPS non mostrano di essere così tanto performanti come ad esempio lo sono gli hosting dedicati;
  • e poi ancora circa le risorse, il traffico di rete ha un limite di funzionamento nel VPS visto che in genere si usano meno schede di rete rispetto alle VPS installate su una stessa macchin;
  • c’è da considerare il fatto che non potrai avere pieno controllo e piena amministrazione della macchina al 100% o perlomeno non come se gestissi totalmente il server fisico.
    Infine ricorda che per amministrare un VPS occorre avere un buon background nell’amministrazione di server oppure ricorrere a soluzioni di server managed.

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Telecamere Wi-Fi. Cosa sono e come sceglierle

Cosa sono le telecamere IP e come scegliere una telecamera WI-FI

La sicurezza a casa non è mai troppa. Se quindi vuoi stare più tranquillo e tenere d’occhio il tuo appartamento anche quando sei in vacanza o a lavoro, devi propendere per l’acquisto di una telecamera di sorveglianza, non prima però di aver valutato tutti i requisiti che questo dispositivo deve avere per funzionare ad hoc.

Le telecamere possono essere sia via cavo che Wi-Fi. Se a casa hai una connessione internet, non ti resta che comprare una videocamera di sorveglianza IP.
Si tratta di una valida soluzione che ti permetterà di avere immagini di casa tua in tempo reale ovunque ti trovi, accedendo alle registrazioni da qualunque dispositivo collegato alla rete. Non è certo un caso quindi che la telecamera IP wireless sia stata realizzata appositamente con lo scopo di sorvegliare in modo costante un ambiente.

E infatti è più facile così tenere lontani dalle proprie mura domestiche i malintenzionati, garantendo così una maggiore sicurezza quando non si può vegliare di persona sul proprio nido. Per riuscire a selezionare la telecamera Wi-Fi più adatta alle tue esigenze, devi tener conto di alcune caratteristiche fondamentali. Anche perché, ormai si tratta di un dispositivo talmente comune, che in commercio ne trovi di tutte le salse. Prima quindi di sborsare cash, valuta se i requisiti che indicheremo più avanti sono validi per il modello che intendi comprare tu.

La qualità dell’immagine

La maggior parte dei modelli di telecamera Wi-Fi presente oggi sul mercato, ha la funzionalità di registrare le immagini di quanto avviene nel raggio di copertura dell’obiettivo.
Quello che però può essere carente in un modello a dispetto di un altro e viceversa, non è dunque la capacità di registrazione, ma la qualità con la quale quest’ultima viene posta in essere. Bisogna in parole povere capire se si possono ottenere dei filmati con una risoluzione più o meno elevata.

La risoluzione base minima ormai impiegata da quasi tutte le aziende produttrici è la classica 640x480 pixel. Con questa qualità si ottengono immagini buone, sufficientemente nitide, e che in termini di peso e grandezza non sono gravose. Tieni infatti presente che parliamo di una tipologia di telematica che funziona sfruttando la rete internet.

Più dunque opti per una telecamera impegnativa dal punto di vista risolutivo, e maggiore dovrà essere la velocità di connessione web con cui navighi.

Se infatti la velocità di rete dovesse essere inferiore rispetto alla necessità risolutiva del dispositivo, rischieresti di ottenere immagini scattose e poco nitide. Per quanto poc'anzi detto, la risoluzione 640x480 è considerata il giusto compromesso tra velocità di connessione standard e qualità visiva accettabile. Al di sotto di questi pixel comunque, rischi solo di ritrovarti davanti a device mediocri e qualitativamente scarsi. Inoltre se pensi di utilizzare un dispositivo mobile (tablet o smartphone) per tenere d’occhio la casa, 640x480 è perfetto perché è un valore risolutivo sopportabile dai display oggi in uso.

I formati delle immagini

Anche il formato attraverso cui le immagini e i filmati vengono catturati è importante ai fini dell’acquisto.

Quasi tutti i modelli in commercio sono in grado di registrare in differenti formati compressi, tra cui per esempio MPEG4 o H.264.

Per cui, prima di comprare la videocamera, sarà meglio che tu vada a verificare se il dispositivo con il quale intendi visualizzare le registrazioni sia compatibile con gli standard supportati dalla videocamera.

Il frame rate

Altro requisito tecnico fondamentale nelle migliori telecamere Wi-Fi e che non puoi in alcun modo trascurare è il frame rate. Altro non è che la frequenza di cattura di un filmato, o meglio un insieme di immagini “collegate” una all’altra.

Più è alto il livello del frame rate migliore sarà la fluidità di visione.

Il consiglio è quello quindi di scegliere dei modelli che siano in grado di registrare video ad almeno 60 frame per secondo.
Questo però ha un costo in più, per cui se vuoi spendere di meno e risparmiare, dovrai optate per modelli che effettuano una registrazione a 30 frame per secondo.

Prezzo e design

Se metti a confronto i costi dei vari modelli presenti in commercio (e anche online) è palese che ci sono non poche differenze.
Viene da sé quindi che una telecamera più economica abbia meno funzionalità e un livello maggiore di mediocrità nella registrazione dei video, rispetto a modelli più cari ma che vantano dalla loro parteuna serie di funzionalità aggiuntive che li rendono completi e versatili.
Quindi, se intendi spendere qualcosa in più, ti consigliamo di optare per modelli che abbiano dei sensori. In questo modo, potrai risparmiare spazio di archiviazione, in quanto la cellula che registra tende ad attivarsi solo in presenza di rumori e movimenti.
Ci sono altri modelli poi, che sono in grado di registrare su schede di memoria aggiuntive o che consentono di avere accesso a un database online nel quale sono archiviate le varie registrazioni.
Infine ricorda che se la telecamera da te acquistata deve essere installata in giardino o comunque in uno spazio esterno, non badare al design, ma opta per un modello la cui scocca sia resistente e non marcisca a contatto con pioggia e intemperie.

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La storia del World Wide Web e di internet


La storia del World Wide Web e di internet

Sarebbe davvero difficile ripercorrere in poche righe la strada che ha portato alla nascita del World Wide Web. Parliamo infatti di un’invenzione che oggi influenza il 99% della società, delle scelte personali, del modo di vivere e di relazionarsi di ognuno di noi. Data l’enorme importanza che internet ha assunto nel tempo per tutti noi, abbiamo pensato che potrebbe essere utile ricostruire sinteticamente la sua storia.

Abbiamo chiesto all’amico Cristhian Jordan, founder della Web Revolution Agency di Milano, di raccontarci questa meravigliosa galoppata di internet che anno dopo anno ha rivoluzionato la vita di tutti noi.

Prima però di passare alla storia vera e propria, è giusto fare un appunto circa la terminologia che usiamo nel fare comune.  Sebbene infatti le parole web ed internet vengano usate come sinonimi, il concetto di “web” (nato nel lontano 1989) riguardava più che altro un servizio che attraverso internet permetteva il trasferimento e la visualizzazione di dati sotto forma di ipertesto. Di converso, internet è una struttura tecnologica attraverso cui avviene il trasferimento di questi dati, mentre il web o world wide web è uno dei principali servizi di internet grazie al quale è possibile accedere facilmente e velocemente a infinite informazioni di ogni tipo a carattere amatoriale e professionale collegate da link.

Gli albori e i primi concetti

Concettualmente, si cominciò a parlare di internet nel lontano 1962. All’epoca, lo scienziato e psicologo Joseph Licklider teorizzò una rete che potesse mettere in collegamento tra loro i PC.

Circa tre anni dopo, da quell’idea ci fu un avanzamento tecnologico che portò alla nascita del packet switching, la tecnica di accesso multiplo che rende possibile il trasferimento dei dati. E così solo nel 1969, arrivò il primo collegamento tra due computer: uno situato alla Ucla (Università della California di Los Angeles) e l’altro allo Stanford Research Institute.
È da questi primi tentativi che poi si diramerà la rete globale come la concepiamo oggi. Nello stesso anno, e nel giro poi di 12 mesi, i computer collegati tra loro a distanza diventano 23, e poi ancora 60 agli inizi degli anni ‘70.
Frattanto, l’agenzia della difesa statunitense sognava di poter creare un esercito collegato in rete che avrebbe potuto sfruttare il suo potere informatico per sconfiggere l’Unione Sovietica e i suoi alleati. Fu così che ingegneri ed esperti furono impegnati alla realizzazione di internet in grande scala.

La rete wireless e la connessione dei network

Per riuscire a mettere in collegamento in rete l’esercito, ci volevano sostanzialmente due passi in avanti. In primis la creazione di una rete wireless, che diramasse i dati via satellite e via radio. In secondo luogo c’era bisogno di collegare il network wireless direttamente all’Arpanet, in modo che il sistema potesse tornare utile anche ai soldati in battaglia. Il collegamento di diversi network era ciò che gli scienziati informatici chiamavano internet working. Così, nel 1974 Vint Cerf e Robert Kahn, crearono “un sistema semplice ma molto flessibile”: il protocollo di controllo trasmissione (TCP), che quattro anni dopo si trasforma nel TCP/IP ed è ancora oggi lo strumento su cui si fonda il funzionamento di internet.

Nasce il word wide web

A questo punto, l’infrastruttura di base è completa.
E infatti dopo mesi di lavoro, lo scienziato del Cern di Ginevra, il britannico Tim Berners-Lee, crea il protocollo di trasferimento ipertestuale (in inglese http). Si tratta di un sistema di documenti collegati tra loro e la cui trasmissione si fonda sui link, utilizzabili per passare da un pc all’altro.
La visualizzazione dei dati ipertestuali sarebbe stata esperita attraverso un’applicazione browser, funzionante su un computer attraverso un apposito software.
Bastano tre anni a Lee per creare le basi del web: l’html (il linguaggio per la formattazione e l’impaginazione di documenti ipertestuali), la Url (l’indirizzo unico che consente l'identificazione di ogni risorsa presente in rete) e, il protocollo http per il recupero di tutte le risorse linkate.

Ufficialmente il 6 agosto 1991 nasce il word wide web, mettendo online il primo sito internet della storia (progettato da Lee).

Aveva una grafica semplice e forniva informazioni tecniche ma dettagliate sul funzionamento dello stesso web. Il problema di fondo era che sebbene avessero creato uno strumento di condivisione globale, in pochissimi possedevano i mezzi per la navigazione.
Bisogna dunque aspettare il 1993 per vedere la diffusione dei pc e del word wide web fuori da stazioni di ricerca o militari. Questa diffusione coincide con la nascita del browser Mosaic, il primo in assoluto a permettere di visualizzare anche le immagini e ad utilizzare i moderni strumenti di ricerca come la barra degli indirizzi, i pulsanti di avanti, indietro, l’aggiornamento della pagina e così via.

La nascita di Google

Dopo un anno, nel 1994, Berners-Lee fonda il World wide web Consortium (W3C) al fine di poter creare degli standard che assicurino che tutti i siti del nascente web possano entrare in rete secondo gli stessi principi di compatibilità.
Il web, tuttavia, per avere successo, deve essere accessibile a tutti e completamente gratuito. Lentamente prende quota l’universo digitale, fatto di informazioni libere aperte e spesso un po’ caotiche.

Come mettere ordine in questa confusione informativa?

Ecco quindi che iniziano a nascere i primi motori di ricerca. Nel 1994 nasce Yahoo, e solo nel 1997 viene lanciato Google. Quest’ultimo si distingueva per essere un motore di ricerca in grado di consentire il reperimento delle informazioni sul web attraverso parole chiave e gerarchizzando i contenuti.
Inoltre i risultati in serp per la prima volta erano organizzati in base al trust di una pagina web, ovvero più volte una pagina veniva citata e linkata e più saliva nella serp di Google.
Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, ma quella che è stata un’idea travagliata e lentamente partorita oltre 40 anni fa, ha permesso alla società di diventare ciò che è oggi: digitalmente dipendente.

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Controllo PID: analisi di un controllore PID commerciale. Il Regolatore PID a 2 canali PCE-RE110P

In due precedenti articoli sul tema dei controllori PID abbiamo parlato rispettivamente di

1) come funziona un regolatore ad azione proporzionale-integrale-derivativa e della matematica che ne costituisce la teoria di funzionamento ;

2) perché questi regolatori industriali abbiano trovato una grande diffusione, ovvero la semplicità di taratura e funzionamento e la loro grande diffusione. Questa grande diffusione ha, a sua volta, fatto scendere il costo grazie all'economia di scala, rispetto a controllori appositamente costruiti sul processo, e ha anche fatto si che un largo numero di tecnici sia in grado di utilizzarli ed effettuarne la taratura , richiedendo un livello di specializzazione inferiore rispetto alla progettazione di sistemi di controllo dedicato.

In questo articolo toccheremo con mano come è fatto un regolatore PID di quelli che si possono trovare in commercio, prendendo come esempio il Regolatore PID PCE-RE110P a 2 canali .

Prima un breve riassunto delle puntate precedenti : questi regolatori devono il loro nome all’acronimo che deriva dalle leggi di controllo che utilizzano, cioè azione Proporzionale, azione Integrale, azione Derivativa. Il PID infatti utilizza queste azioni per il suo funzionamento e regola l'uscita in base a:

  • il valore del segnale di errore (azione proporzionale);
  • i valori passati del segnale di errore (azione integrale);
  • quanto velocemente il segnale di errore varia (azione derivativa).

Il regolatore PID quindi acquisisce in ingresso un valore da un processo e lo confronta con un valore di riferimento. La differenza, e cioè il cosiddetto segnale di errore, viene quindi usata per determinare il valore della variabile di uscita del controllore, che è la variabile manipolabile del processo. Possono essere applicati ai più svariati ambiti, dal controllo di una portata di un fluido alla regolazione della temperatura, dalla movimentazione di un braccio robotico al controllo di un freno per i banchi prova motori.  Questi dispositivi infatti, per mezzo di dispositivi di correzione (manopole o software di ausilio), permettono di regolare i parametri del sistema di controllo entro certi limiti. Per questo motivo la funzione di controllo esercitata dai PID risulta di fondamentale importanza (per esempio negli impianti chimici e petrolchimici), sia per i costi bassi di implementazione ma anche perché permette di unificare i meccanismi di controllo dell’impianto.

Analizziamo in questa sede in regolatore PID prodotto e commercializzato da PCE Instruments. Si tratta del Regolatore PID a 2 canali PCE-RE110P. Questo regolatore PID viene utilizzato principalmente per la regolazione della temperatura e dei processi. I vari collegamenti di ingresso e uscita incorporati nel regolatore PID consentono infatti di usare questo dispositivo in modo versatile. Vediamone di cosa dispone:

  • 2 canali con differenti uscite di regolazione
  • 2 ingressi analogici di regolazione
  • regolazione programmata
  • uscite con un relè integrato di commutazione e un relè SSR che può essere usato per impostare un allarme, in modo da ricevere un avviso in caso di anomalia;
  • 4 ingressi digitali e alimentazione del sensore;
  • display LCD a colori da 3.5'' , attraverso il quale è possibile visualizzare i valori nominali nel del regolatore; le impostazioni possono essere effettuate attraverso i tasti presenti sulla parte frontale;
  • funzioni integrate di auto-ottimizzazione e AUTO-PID che consentono di definire i parametri di regolazione ottimali;
  • funzione Soft-Start e una regolazione On/Off , delle quali il regolatore a 2 canali è stato dotato per evitare problemi all'inizio di un processo di regolazione, in modo da escludere repentinamente il regolatore in caso di problemi
  • integra una interfaccia RS-485 Modbus RTU per il trasferimento dei dati a un sistema di processi;
  • Installazione su pannello da 92 x 92 mm;
  • Alimentazione: 90 ... 250 V AC
  • Condizioni operative 0 ... 50 °C / max. 80% U.R.
  • Grado di protezione frontale IP65
  • Grado di protezione posteriore IP20 ( in fondo all'articolo, la vista posteriore e laterale del regolatore )
  • Dimensioni 96 x 96 x 81 mm
  • Dimensioni per installazione su pannello 92 x 92 mm
  • Peso Circa 400 g
  • Potenza assorbita : 7 VA

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